Importanza e regolamenti
La certificazione del luppolo è essenziale per garantire la qualità, la tracciabilità e la sicurezza di questo prodotto lungo tutta la filiera, dal campo al mercato. La normativa europea prevede che ogni partita di luppolo e i suoi derivati (in coni, polvere o estratti) debba essere analizzata e certificata prima della vendita o esportazione, per verificarne caratteristiche minime quali contenuto di acido alfa, umidità, varietà, anno di raccolta e zona di produzione.
Il Regolamento di esecuzione (UE) 2024/601, in vigore dal 16 febbraio 2024, stabilisce le regole operative: imballaggi sigillati con numero di riferimento univoco legato al certificato, procedure di prelievo e controlli in azienda o presso centri ufficiali EUR-Lex. Questa certificazione assicura che il luppolo rispetti i requisiti minimi di commercializzazione imposti dal Reg. UE 1308/2013.
Per le importazioni da paesi extra‑UE, è invece necessaria un’attestazione di equivalenza, rilasciata da organismi riconosciuti, che certifica la conformità del prodotto ai criteri UE.
In Italia, il MiPAAFT (Ministero delle Politiche Agricole) è l’autorità competente, mentre centri accreditati come il CERB dell’Università di Perugia rilasciano certificati bilingue e applicano standard ISO/IEC 17025 A.
Grazie alla normativa aggiornata, la filiera del luppolo beneficia di:
- Qualità garantita: controllo di parametri oggettivi e uniformi in tutta l’UE.
- Tracciabilità totale: ogni partita è identificabile tramite numero univoco e imballaggio sigillato.
- Commercializzazione sicura: i lotti certificati possono circolare liberamente; senza certificato, non è consentita la vendita o l’esportazione





