CONVEGNO LOB.IT

Luppolo, Orzo, Birra, biodiversità Italiana da valorizzare

 

Con il progetto LOB.IT la birra parla parmigiano: UniPR e CREA uniscono le forze

Nel Campus delle Scienze l’incontro nazionale che mette la ricerca al servizio della filiera brassicola italiana.

All’Università di Parma il luppolo è ormai di casa, e non solo nei laboratori. Il 6 novembre, al Campus delle Scienze, l’Ateneo ha ospitato un evento che ha riunito circa cento protagonisti della filiera brassicola italiana — produttori, birrai, commercianti di materie prime, rappresentanti di associazioni di categoria e ricercatori — per una giornata interamente dedicata al progetto LOB.IT (Luppolo, Orzo, Birra: biodiversità ITaliana da valorizzare) coordinato dalla Dott.ssa Katya Carbone del CREA OFA di Roma. Il convegno, intitolato “LOB.IT e UniParma: sinergie per una filiera brassicola innovativa”, ha messo al centro l’impegno dell’Università di Parma come motore di ricerca, innovazione e formazione per un settore che sta crescendo rapidamente anche grazie alla scienza.

Fin dall’apertura dei lavori, il legame tra ricerca accademica e sviluppo produttivo è apparso evidente. Il Prof. Daniele Del Rio, Prorettore alla Ricerca e al Trasferimento Tecnologico, e il Prof. Gianni Galaverna, Direttore del Dipartimento di Scienze degli Alimenti e del Farmaco, hanno sottolineato il ruolo strategico dell’Ateneo nel creare ponti tra conoscenza scientifica e applicazione industriale. A fare gli onori di casa, il gruppo di ricerca Cro.P.S. (Crop and Plant Science – www.crops.unipr.it), guidato dal Prof. Tommaso Ganino, che da anni coordina progetti di punta sulla coltivazione del luppolo e sullo sviluppo di una filiera italiana basata su qualità, sostenibilità e innovazione tecnologica.

Proprio il gruppo Cro.P.S., insieme al laboratorio IoT Lab del Dipartimento di Ingegneria e Architettura, ha mostrato come la collaborazione tra discipline — dalle scienze agrarie alle tecnologie digitali — stia portando risultati concreti. Le giovani ricercatrici Martina Galaverni e Giulia Oddi hanno presentato un sistema di monitoraggio della maturazione dei coni di luppolo basato su sensori e algoritmi di machine learning, in grado di prevedere la finestra ottimale di raccolta. Uno studio, pubblicato sulla rivista Computers and Electronics in Agriculture, che conferma la leadership di UniParma nella digitalizzazione delle colture specializzate.

La giornata ha voluto valorizzare proprio le nuove generazioni di scienziati: giovani ricercatrici e ricercatori che con passione e competenza stanno contribuendo a costruire una filiera brassicola nazionale più solida e sostenibile. Da Carla Libia Corrado (CREA-Difesa e Certificazione), che ha illustrato le tecniche di risanamento in vitro del luppolo, a Erika Celi (CREA-OFA), che ha presentato un approccio basato sulla spettroscopia infrarossa per distinguere cultivar e gradi di maturazione, fino ad Alessia D’Andrea (CREA-OFA), che ha mostrato come la variazione dei metaboliti secondari durante la maturazione possa orientare la qualità finale della birra. Tutti lavori nati in collaborazione con il gruppo Cro.P.S. e che testimoniano una rete scientifica ampia e sinergica.

Sempre dal Dipartimento di Scienze degli Alimenti e del Farmaco sono arrivati i contributi delle ricercatrici T’ai Forte e Tina Lino, che hanno studiato come la combinazione tra varietà di luppolo, grado di maturazione e ceppo di lievito possa modificare aroma e gusto della birra, aprendo la strada a prodotti dal profilo sensoriale personalizzato.

Nella seconda parte del convegno, i riflettori si sono spostati sull’intera filiera. Luigi Cattivelli (CREA-Genomica e Bioinformatica) ha illustrato il lavoro svolto per sviluppare varietà italiane di orzo da malto, fondamentali per una birra “dal campo alla bottiglia” interamente nazionale. Antonella Costantini e Vasiliki Ragkousi (CREA-Viticoltura ed Enologia), in collaborazione con l’Università di Parma, hanno mostrato il potenziale dei lieviti non convenzionali nel produrre birre low-alcohol con un profilo aromatico complesso e innovativo. A completare il quadro, gli interventi di Pietro Chinnici e Dario Macaluso (CREA-Politiche e Bioeconomia) hanno fornito una fotografia economica del settore, evidenziando la necessità di rafforzare la cooperazione e la formazione tecnica — ambiti nei quali l’Ateneo di Parma si propone come partner strategico per la crescita.

Nel pomeriggio la parola è passata ai protagonisti del territorio: Ludovico Lucchi (Società Agricola F.lli Lucchi S.S.), Eugenio Pellicciari (Italian Hops Company) e i birrai Chiara Tarana e Davide Cresci (Birrificio Agricolo Turris) hanno raccontato le loro esperienze, dimostrando come la ricerca universitaria possa tradursi in opportunità concrete per le imprese agricole e artigianali.

La chiusura è stata affidata ai “Dialoghi alla spina”, un confronto diretto tra scienziati e operatori. Dalle loro parole è emersa una visione comune: la filiera brassicola italiana può crescere solo attraverso l’integrazione tra innovazione scientifica, biodiversità e cultura produttiva.

La giornata di Parma ha confermato il ruolo dell’Università come fulcro di un ecosistema che unisce conoscenza, giovani talenti e imprese. E se il futuro della birra italiana sarà sempre più sostenibile, tecnologico e identitario, una buona parte del merito passerà proprio dai laboratori e dai campi sperimentali dell’Ateneo parmense.